La Francia in Europa tra Macron, Le Pen e la crisi dei partiti tradizionali

di Sofia Ventura*

La campagna francese per le elezioni europee si sta volgendo tra lo scarso interesse dei cittadini, la cacofonia di messaggi, l’attenzione dei partiti al tema dell’Unione che si interseca con le dinamiche interne e un’offerta politica frammentata. Secondo Ipsos (marzo 2019), solo il 42% degli intervistati si è dichiarato certo di andare a votare. Un valore in linea con l’affluenza nelle consultazioni per il Parlamento europeo del nuovo millennio. Se i Gilets Jaunes e la risposta di Emmanuel Macron con il Grand Débat hanno dominato l’agenda politica di questi mesi, anche le scarse aspettative verso le istituzioni europee sembrano pesare sul tiepido interesse per la campagna.

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Quel populismo di destra che in Europa procede in gruppi separati (fino ad oggi)

di Duncan McDonnell *

Cinque anni fa, secondo molti osservatori, in occasione delle elezioni europee si è verificato un terremoto populista. Anche se alcuni partiti (come la Lega) hanno avuto risultati non eccelsi rispetto al 2009, nel complesso la tornata del 2014 ha portato al parlamento europeo il maggior numero mai visto di populisti di destra. Peraltro, tre partiti dell’Europa occidentale, il francese Front National (come si chiamava allora), lo UKIP britannico e il Partito del Popolo Danese, hanno vinto le elezioni nei propri paesi per la prima volta.

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Brexit: an act of collective insanity

di James Newell*

On 22 March, the European Council gave the UK until 29 March to pass Theresa May’s withdrawal agreement. If it did so then it could leave on 22 May; if it didn’t, then it would have to: leave on 12 April without an agreement; revoke article 50 or come up with an alternative that would imply asking for a long extension and participating in the European Parliament elections. Parliament has voted against the withdrawal agreement (three times); it has voted against leaving the EU without an agreement; it has voted against all of the other alternatives on offer. Why is the UK political system in such a mess, the country’s governors’ reputation so badly damaged internationally? The answer is five-fold.

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La Brexit, il caos di partiti e governo e la domanda di fondo: “Cosa significa essere inglesi?”

di James Newell*

Lo scorso 22 marzo il Consiglio Europeo aveva ribadito la data del 29 marzo come termine ultimo per approvare l’accordo messo a punto da Theresa May. Se l’accordo fosse stato approvato dal parlamento britannico entro quella data, il paese sarebbe potuto uscire dall’Unione il 22 maggio. In caso contrario si sarebbero aperte due strade. La prima prevedeva per il 12 aprile l’uscita senza accordo. La seconda strada implicava invece la revoca dell’articolo 50, oppure la richiesta di una maggiore disponibilità di tempo. Avendo prevalso quest’ultima opzione, a questo punto – nonostante le convulse trattative di queste ore – non è neppure esclusa la partecipazione del Regno Unito alle elezioni europee in calendario il prossimo 26 maggio.

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