Nato a Empoli nel 1951, allievo e collaboratore di Mario Caciagli presso la Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, ha iniziato la sua carriera nell’Ateneo fiorentino nella seconda metà degli anni Novanta, per diventare docente nei primi anni Duemila. La sua attività di ricerca ha riguardato principalmente le culture politiche in Italia e in Europa, i partiti politici e il comportamento elettorale, la politica locale e il funzionamento dei governi locali e regionali.

Ha ricoperto la carica di presidente del Corso di laurea triennale in Servizio sociale dal 2012 al 2020 ed è stato tra i protagonisti del rilancio del Corso di laurea magistrale in Disegno e gestione degli interventi sociali.

Ha fatto parte, dall’ottobre 2000 al novembre 2009, di una rete di ricerca sul governo locale in Europa promossa dall’Institut de Ciències Polítiques i Socials (ICPS) e dal Centre per la Innovació Local (CIL) di Barcellona.

È stato redattore capo dei Quaderni dell’Osservatorio elettorale e membro del Comitato scientifico della Fondazione degli assistenti sociali della Toscana per la formazione e la ricerca.

Aveva all’attivo più di cento pubblicazioni, tra cui “La nuova politica locale” (2008), oltre ad aver insegnato e tenuto seminari nelle università di Catania, Barcellona e Madrid.

Studioso di alto profilo e punto di riferimento per colleghi e studenti, è stato un attento analista delle culture politiche e della politica locale, lasciando un segno profondo nella comunità accademica.

 


 

In ricordo di Carlo Baccetti

di Alessandro Chiaramonte – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FIRENZE – Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali (DSPS)

Carlo Baccetti ci ha lasciato e lo ha fatto quasi in punta di piedi, come nel suo stile di sempre. Il giorno della sua scomparsa avrebbe dovuto tenere gli esami; due giorni prima si era premurato di avvertire che non avrebbe potuto essere presente, indicando anche come provvedere alla sua sostituzione. Fino all’ultimo è stato così: una persona animata da un profondo senso delle istituzioni, dalla cura per il proprio lavoro e da una costante attenzione agli altri.

La sua presenza era continua, benché discreta. C’era sempre quando serviva: per un corso di studio, per un collega, per uno studente. Senza clamore, senza rivendicazioni, senza mai trasformare la propria disponibilità in un credito da esibire. Era uno di quei colleghi sui quali si sapeva di poter contare, con la tranquilla certezza che non si sarebbero mai sottratti a un impegno o a una responsabilità.

Molti ricorderanno giustamente lo studioso delle culture politiche, dei partiti, del comportamento elettorale e della politica locale, ambiti nei quali ha lasciato contributi importanti e duraturi. Chi ha condiviso con lui la vita universitaria, però, conserverà soprattutto il ricordo della persona: gentile, misurata, mai sopra le righe, mai fuori luogo. Non cercava lo scontro e rifuggiva le polemiche pretestuose; non usava le parole per dividere o per affermare sé stesso, ma per comprendere e far comprendere.

Anche nei momenti più difficili, e nei profondi cambiamenti che hanno attraversato l’università negli ultimi decenni, ha mantenuto quella misura e quel senso delle proporzioni che oggi appaiono sempre più rari e preziosi. Pur quando poteva avere motivo di sentirsi non pienamente valorizzato nelle sue competenze e nella sua generosità verso l’istituzione, non l’ho mai sentito indulgere al risentimento o all’amarezza. Continuava semplicemente a fare la sua parte, con serietà, equilibrio e senso del dovere.

Un tratto importante della sua vicenda umana e intellettuale è stato anche il legame con Mario Caciagli, di cui fu allievo e collaboratore, anche nella SISE. Nel corso degli anni quel rapporto non si è mai affievolito, trasformandosi in una rara combinazione di stima reciproca, vicinanza intellettuale e affetto personale. In un mondo accademico spesso attraversato da rivalità e divisioni, la fedeltà con cui Carlo ha custodito quel legame dice molto della sua concezione dei rapporti umani e della sua capacità di riconoscere i debiti intellettuali senza mai viverli come una limitazione della propria autonomia.

Di Carlo resteranno i libri, gli studi, il contributo che ha dato alla scienza politica e agli studi elettorali. Ma resterà soprattutto un esempio umano e professionale: quello di chi ha interpretato il proprio ruolo con rigore, misura e generosità. Sono qualità silenziose, che raramente attirano l’attenzione, ma che più di altre tengono insieme una comunità e le consentono di riconoscersi nei suoi valori migliori.

 


 

Carlo Baccetti: lo studio della politica nei territori e la gentilezza

di Sorina Cristina Soare – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FIRENZE – Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali (DSPS)

La scomparsa di Carlo Baccetti priva la comunità della scienza politica italiana di uno studioso che ha saputo leggere la politica partendo dai territori, dalle comunità e dalle culture che danno forma concreta alla vita democratica. Per oltre quarant’anni la sua attività di ricerca si è concentrata su alcuni dei temi fondamentali della disciplina: le culture politiche, i partiti, il comportamento elettorale, il governo locale e regionale. Lo ha fatto con uno sguardo sempre attento alla dimensione empirica della politica, ma senza mai perdere la capacità di collocare i fenomeni osservati dentro processi storici più ampi.

Nella sua produzione scientifica emerge una convinzione che ha accompagnato tutta la sua attività di studioso: la politica non può essere compresa soltanto attraverso le istituzioni o i risultati elettorali. Dietro ogni voto, dietro ogni partito, dietro ogni amministrazione locale esistono tradizioni culturali, identità collettive, reti associative, modi di vivere il rapporto tra cittadini e potere pubblico. Comprendere questi elementi significava per Carlo comprendere la politica nella sua dimensione più profonda. È per questo che una parte importante delle sue ricerche è stata dedicata allo studio delle culture politiche territoriali. In un periodo in cui molti studiosi erano attratti dalle trasformazioni dei sistemi politici nazionali o dai processi di globalizzazione, Baccetti continuava a interrogarsi sul ruolo dei contesti locali. Non vedeva il territorio come uno sfondo passivo, ma come una realtà capace di produrre valori, appartenenze e comportamenti politici specifici.

La Toscana occupa naturalmente un posto centrale in questa riflessione. Carlo è stato uno dei più noti studiosi della cosiddetta subcultura politica rossa, di quel sistema di valori, organizzazioni, tradizioni associative e orientamenti politici che per decenni ha caratterizzato ampie aree dell’Italia centrale. Tuttavia, il suo contributo non consiste semplicemente nell’aver descritto questo fenomeno. Il suo obbiettivo era più ambizioso: capire che cosa rimane di una cultura politica quando cambiano i partiti, quando le ideologie si sgretolano e quando si trasformano le strutture sociali che l’hanno prodotta. In questo senso, Carlo ha affrontato uno dei grandi problemi della politica contemporanea: il rapporto tra continuità e cambiamento. La fine del Partito Comunista Italiano e la crisi delle tradizionali appartenenze politiche non significavano necessariamente la scomparsa delle culture politiche locali. Secondo la prospettiva che emerge dai suoi lavori, i partiti possono trasformarsi o addirittura sparire, ma alcuni valori, alcuni stili di governo e alcune forme di partecipazione possono continuare a sopravvivere e a influenzare la vita politica.

Un altro tema centrale della sua attività scientifica riguarda i partiti politici. Anche in questo caso il suo interesse non era rivolto soltanto alle organizzazioni in quanto tali. I partiti erano studiati come strumenti di integrazione sociale, luoghi di formazione delle identità collettive, canali attraverso cui i cittadini partecipano alla vita pubblica. Per questo guardava con attenzione ai cambiamenti che hanno investito i partiti negli ultimi decenni, interrogandosi sulle conseguenze che tali trasformazioni producono per la qualità della democrazia.

La sua riflessione sui partiti era strettamente collegata all’analisi del comportamento elettorale. Carlo apparteneva a una generazione di studiosi convinta che i risultati delle elezioni costituissero una fonte preziosa per comprendere la società. Ma nei suoi lavori il voto non è mai ridotto a un solo dato numerico. Per lui, il risultato elettorale rappresenta il punto di arrivo di processi sociali, culturali e politici complessi. Per questo motivo le sue analisi elettorali non si limitano alla descrizione dei risultati, ma cercano sempre di individuare le ragioni profonde che orientano le scelte degli elettori. Con i suoi lavori Carlo ha documentato come i comuni, le province e le regioni siano laboratori privilegiati per osservare le trasformazioni della politica contemporanea. Il volume La nuova politica locale rappresenta uno dei risultati più significativi di questo percorso di ricerca. Ne emerge una visione della politica locale come spazio nel quale si incontrano istituzioni, interessi sociali, tradizioni culturali e pratiche amministrative. Per Baccetti i governi locali non erano semplicemente articolazioni periferiche dello Stato, ma attori fondamentali nella costruzione delle politiche pubbliche e nella regolazione dei rapporti tra cittadini e istituzioni.

Ciò che colpisce nell’insieme della sua opera è la coerenza del percorso intellettuale. Pur affrontando temi diversi, dalle culture politiche ai partiti, dal comportamento elettorale al governo locale, il percorso di ricerca di carlo segue una stessa domanda di fondo: come si costruisce il rapporto tra cittadini e politica? Le sue ricerche mostrano che questo rapporto non nasce spontaneamente, ma è il risultato di processi storici, di istituzioni, di organizzazioni e di culture condivise.

Accanto allo studioso va ricordato soprattutto il collega e, oserei dire, l’amico. Perché Carlo non era soltanto uno studioso apprezzato: era una presenza umana speciale. Chi ha avuto la fortuna di lavorare con lui ricorda immediatamente il suo sguardo caldo, il sorriso discreto ma costante, l’eleganza naturale e mai ostentata che sembrava riflettere un tratto profondo del suo carattere. In un ambiente accademico spesso attraversato da competizione, tensioni e individualismi, Carlo rappresentava una forma rara di gentilezza. Era attento agli altri, capace di accorgersi di una preoccupazione, di una stanchezza, di una tristezza anche quando non venivano espresse apertamente. Sapeva avvicinarsi con delicatezza, trovare una parola giusta, alleggerire un momento difficile con una battuta pronunciata con il suo sorriso particolare, ironico e affettuoso insieme. La sua generosità si manifestava nelle piccole cose quotidiane, quelle che spesso restano più impresse dei grandi gesti. Ricordo la gioia con cui condivideva le buonissime scorzette d’arancia preparate da Nicoletta. Erano momenti semplici, ma raccontano molto della sua capacità di creare relazioni, di trasformare la quotidianità del lavoro in uno spazio di umanità e vicinanza. Forse è proprio questo che rende oggi così difficile accettare la sua assenza. Mancheranno certamente il suo contributo scientifico, la sua intelligenza e la sua capacità di interpretare la politica. Ma mancherà, nei corridoi del DSPS e fuori, la persona: il collega disponibile, l’amico gentile capace di far sentire gli altri accolti e ascoltati. Ci mancheranno il suo sorriso, la sua ironia misurata, la sua umanità profonda.

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