Questo è un articolo dell’Atlante elettorale della Società Italiana di Studi Elettorali (Sise) che – in collaborazione con Repubblica – offre ai lettori una serie di uscite settimanali in vista delle elezioni europee dell’8-9 giugno 2024.

Mancano solo pochi giorni allo scioglimento del Parlamento Europeo e già si avverte nell’aria, per qualcuno, una speranza di cambiamento nella configurazione della nuova assemblea. Già, ma quanto potranno essere decisivi questi mutamenti? Due sono le incognite, gli interrogativi che attendono risposte dalle prossime consultazioni, previste nei diversi paesi tra il 6 e il 9 giugno.

Il primo è forse il più preoccupante, perché riguarda la rispondenza democratica che da tempo si sta palesando in numerose realtà nazionali del continente: la partecipazione elettorale. Subirà una decisa flessione, dopo l’incremento che si era registrato (per la prima volta nella storia elettorale dell’Unione Europea) nel 2019? Cinque anni orsono, complice probabilmente la nascita e la straordinaria crescita di diversi movimenti identitari, populisti ed euro-scettici, il tasso di astensionismo si era infatti ridotto al 50%, circa 8 punti in meno rispetto alla precedente consultazione. Le aspettative odierne sull’affluenza sono invece di nuovo negative.

In Italia, peraltro in controtendenza rispetto ai principali paesi del resto dell’Europa già nelle occasioni precedenti, non si era registrato un incremento dei votanti: la quota di partecipazione del 55% era infatti inferiore di 10 punti al dato di dieci anni prima, con una riduzione costante di qualche punto ad ogni consultazione. Il prossimo giugno si stima che per la prima volta nella nostra storia la maggioranza della popolazione elettorale non si recherà alle urne, stabilendo una sorta di record negativo tra tutte le consultazioni nazionali, con l’ovvia esclusione di quelle referendarie.

Il secondo interrogativo, ancor più decisivo, riguarda ovviamente il risultato del voto e in particolare la domanda sull’ipotetico mutamento della maggioranza nel parlamento europeo. Come è noto, l’attuale coalizione che guida la UE, la cosiddetta “maggioranza Ursula”, è formata dai Popolari (PPE), dai Socialisti-Democratici (S&D) e dai liberal-democratici (Renew Europe), con una maggioranza di seggi vicina al 60%. Le proiezioni, basate sui sondaggi effettuati da Ipsos per Euronews sui principali paesi europei, sottolineano che le forze in campo subiranno una significativa trasformazione nei loro consensi.

Nello specifico, le principali aspettative a livello europeo sono: una contrazione dei consensi per i Verdi e i liberali di Renew, una sostanziale tenuta dei Socialdemocratici e dei Popolari, un deciso incremento dei due raggruppamenti di destra, i Conservatori (ECR-il gruppo guidato da Giorgia Meloni) e Identità-Democrazia (ID-a cui aderiscono la Lega e il partito di Marie Le Pen).

A fronte di questa crescita sensibile delle forze politiche che in Europa si identificano con la destra e con il centro-destra, le proiezioni indicano anche che, a meno di sconvolgimenti elettorali sorprendenti ed attualmente non ipotizzabili, l’incremento fatto registrare da questi partiti non permetterebbe comunque la formazione di una maggioranza alternativa. L’attuale alleanza dei tre partiti potrebbe subire un lieve calo (dal 59% al 55%) restando comunque maggioranza o – ancor meglio – tornare alle percentuali attuali nel caso ventilato di ingresso dei verdi. Al contrario, l’ipotesi di una sostituzione dei socialdemocratici con i conservatori porterebbe quella coalizione soltanto al 46% dei seggi, così come la ulteriore sostituzione di Renew con il raggruppamento di Identità (si veda la tabella, dove sono presenti tutte le principali ipotesi).

L’unica possibile maggioranza alternativa sarebbe quella che vedrebbe una grande coalizione di cui facciano parte Renew, Popolari, Conservatori e Identitari (avrebbe oltre il 55% dei seggi), ma si tratta di una soluzione piuttosto irrealistica, dove i principali antagonisti in ambito nazionale (Macron e Le Pen) si troverebbero a far parte di una medesima maggioranza a livello europeo. Molto molto difficile.

Dunque, a meno di importanti mutamenti di opinione nelle ultime settimane che ci separano dai giorni del voto, la significativa crescita della destra nei paesi della UE sarebbe confermata, ma non dovrebbe portare ad una nuova maggioranza nel Parlamento Europeo.

Condividi!

Altre news